La Casa-Museo diventa museo pubblico: dal 1907 ad oggi

Nell’ottobre del 1908, dopo aver ottenuto il riconoscimento regio dell’ente morale l’anno precedente, il Comune e il Consiglio di Amministrazione presieduto dal nipote del fondatore, l’avvocato Francesco Borgogna e diretto dall’amico Vincenzo Laviny, decidono l’apertura al pubblico del piano terreno del museo “Geometra Francesco Borgogna”. Davanti al Museo viene posto il busto bronzeo di Antonio Borgogna, realizzato nel 1910 dallo scultore vercellese Francesco Porzio.

Tra il 1912 e il 1915 viene ampliato l’edificio per l’esigenza di maggiori spazi a disposizione e per la sicurezza delle opere. Nell’area del giardino l’ingegnere Giuseppe Leblis costruisce un grande ambiente contiguo alle due ali basse del palazzo, edificato secondo i nuovi criteri museografici. Si tratta di un grande salone con due ali, a doppia altezza, privo di aperture sulle pareti, soffitto piano a cassettoni e illuminazione zenitale.

Il nuovo spazio, inaugurato nel maggio del 1915, facilita una disposizione meno affollata della collezione per favorire la visita del pubblico: vengono mantenuti gli allestimenti di alcune sale (la sala araba e la libreria) e raggruppate le sculture e i bronzi.

Nel 1932 di nuovo l’ingegner Giuseppe Leblis realizza un secondo ampliamento del museo e progetta una nuova facciata mai realizzata. Nello stesso anno la direzione del museo passa a Vittorio Viale (1891-1977), importante archeologo e museografo, originario di Trino vercellese, che sarà il direttore del Museo Civico di Torino. Egli riordina la collezione di pittura sulla base dei nuovi criteri museologici e museografici. Il Museo Borgogna viene destinato a pinacoteca cittadina, accogliendo nei suoi spazi anche dipinti e affreschi in deposito, provenienti principalmente dalla pregevole raccolta di Arte del Territorio vercellese dell’Istituto di Belle Arti e da chiese della città.

Dalla primitiva collezione si espongono quadri antichi e qualche opera dell’Ottocento. Mobili, sculture, bronzi, oggetti di arte decorativa, dipinti ottocenteschi vengono invece portati in deposito oppure assegnati al Museo Leone.

Disallestito per ragioni di sicurezza durante la guerra e trascurato nel periodo postbellico, diventa principalmente fruito come sede di importanti mostre (1946 su Ferdinando Rossaro, 1950 sul Sodoma, 1952 sulla pittura dell’Ottocento nelle collezioni biellesi, 1956 su Gaudenzio Ferrari, 1961 su Ambrogio Alciati)

Nei primi anni Sessanta il museo viene riordinato a cura del nuovo Presidente Avv. Francesco Ferraris e sotto la direzione scientifica della Soprintendenza ai Beni Artistici e Storici del Piemonte. Al piano terreno sono inserite altre opere provenienti dal territorio vercellese e il primo piano viene aperto all’esposizione della pittura fiamminga e olandese e dell’Ottocento italiano e straniero.

Nel 1985 viene recuperato e riaperto anche il secondo piano del palazzo, con una selezione di arredi, oggetti e arti decorative della casa-museo di Antonio Borgogna. Il Museo ha garantito l’accoglienza, la tutela e l’esposizione di numerose opere, tra dipinti e sculture, provenienti da privati e da enti.

museo_borgogna_mostra_sodoma_1950
museo_borgogna_mostra_gaudenzio_ferrari_1956
museo_borgogna_mostra_1976

A partire dal 2000 e finalizzati alla celebrazione, nell’ottobre del 2008, del primo centenario di apertura al pubblico del Museo, si sono succeduti importanti restauri, non solo delle opere ma anche delle decorazioni delle stanze; si sono recuperate opere dai depositi sia interni che presso altri enti e si è giunti, con un’accurata campagna di schedatura, al riallestimento di parte della originaria casa-museo e dell’intero percorso espositivo. In parallelo si sono attuati i lavori di adeguamento impiantistico, tecnico e di sicurezza.

Nel 2011 il Museo Borgogna ha ottenuto il riconoscimento regionale e la certificazione degli standard di qualità.