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tela rappresenta una figura femminile seduta sotto un banano che, con le
sue ampie foglie, protegge dal sole il pozzo sul quale la donna ha appoggiato
la grande anfora trattenuta con la mano sinistra; il viso invece è rivolto
a destra, con lo sguardo perso verso l'infinito. La giovane è avvolta in
un ampio mantello blu intenso a coprire il capo, incorniciato da un piccolo
turbante, che scende lungo le spalle e si avvolge intorno ai piedi, indossato
sopra a un abito bianco con profonda e sensuale scollatura, e ampie maniche
lunghe; l'abbigliamento è impreziosito da ricchi e vistosi gioielli d'oro
e d'argento. La scena è ambientata in un paesaggio desertico, dominato dai
toni bruni della sabbia e della pietra, in cui la luce forte e violenta
dissolve i contorni delle palme e delle rocce che si stagliano contro un
cielo terso e azzurro. Il soggetto della Donna araba al pozzo si
lega molto probabilmente ai viaggi esotici di Stefano Ussi, al Cairo nel
1869 e in Marocco nel 1875 (M. A., FUSCO, Avventure artistiche Mediterranee,
per i pittori meridionali, in R. BOSSAGLIA [a cura di], Gli orientalisti
italiani. Cento anni di esotismo 1830 - 1940, catalogo della mostra,
Venezia 1998, p. 32). Non è difficile infatti immaginare come proprio da
una scena osservata in questi paesi sia nata l'idea per la tela del Museo
Borgogna, realizzata con una pennellata, non priva di aderenze con il linguaggio
macchiaiolo, veloce e vibrante che avvicina il dipinto più agli schizzi
e ai bozzetti a pastello, realizzati dal pittore durante i suoi viaggi,
che alle opere di carattere storico eseguite con una stesura pittorica più
compatta (BOSSAGLIA, Gli orientalisti italiani cit., p. 198, nn.
60-63 [schede di Flavia Fossa Margotti]). Nonostante l'assenza di testimonianze
documentarie, attraverso cui poter ricostruire l'arrivo del quadro nella
raccolta Borgogna, si può comunque ipotizzare che il collezionista l'abbia
acquistato direttamente dal pittore, con il quale strinse uno stretto rapporto
d'amicizia. Nella casa-museo vercellese, infatti, oltre a questa tela, era
presente un cospicuo corpus di dipinti dell'artista fiorentino: un Accampamento
marocchino, una replica del 1883 della Cacciata del duca d'Atene
da Firenze e Bianca
Capello presenta al granduca Francesco I di Toscana gli ambasciatori della
repubblica veneta, in cui, nel personaggio con l'armatura, è ritratto
il nipote di Antonio Borgogna (C. LACCHIA, La storia del Museo, in
C. LACCHIA e A. SCHIAVI [a cura di], Museo Borgogna. Storia e Collezioni,
Cologno Monzese, 2001, p. 13). Oltre a queste opere vi era un acquerello
rappresentate Una famiglia araba, copia di un quadro di Ussi eseguito
dal suo allievo Monti, autore, infine, nel 1881 di un altro acquerello dedicato
allo studio del suo maestro. Bibliografia: A. DE GUBERNATIS (a cura di), Dizionario degli artisti italiani viventi. Pittori, scultori e architetti, Firenze 1889, p. 531; V. VIALE, Guida alle raccolte dei musei Leone e Borgogna di Vercelli, Vercelli 1934, p. 106); V. VIALE, Civico Museo Francesco Borgogna Vercelli. I dipinti, Vercelli 1969, p. 101, n. 187/1; Opere d'arte a Vercelli e nella sua provincia. Recuperi e restauri 1968-1976, catalogo della mostra (Vercelli, Museo Borgogna, giugno - settembre 1976), Torino 1976, p. 141; L. BERARDI, Il Civico Museo Borgogna Vercelli, Vercelli 1982, p. 102; L. M. GALLI MICHERO, Il Museo Borgogna a Vercelli. Guida alle Collezioni, Torino 1999, p. s.n.; A. SCHIAVI, Le collezioni del Museo, in C. LACCHIA e A. SCHIAVI (a cura di), Museo Borgogna. Storia e Collezioni, Cologno Monzese 2001, p. 42. Esposizioni: "Opere d'arte a Vercelli e nella sua provincia. Recuperi e restauri 1968-1976", Vercelli 1976. |