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Stefano USSI
Firenze, 1822 - 1901
Donna araba al pozzo, 1880.
Olio su tela, 114 x 69 cm.
Cornice dorata.
Firmato e datato in basso, a sinistra "S Ussi 1880".
Legato Antonio Borgogna 1907.
Inv. 1903, II, n. 31, p. 5. Inv. 1906, II, n. 33, p. 54.
Collocazione attuale: esposto, primo piano.


La tela rappresenta una figura femminile seduta sotto un banano che, con le sue ampie foglie, protegge dal sole il pozzo sul quale la donna ha appoggiato la grande anfora trattenuta con la mano sinistra; il viso invece rivolto a destra, con lo sguardo perso verso l'infinito. La giovane avvolta in un ampio mantello blu intenso a coprire il capo, incorniciato da un piccolo turbante, che scende lungo le spalle e si avvolge intorno ai piedi, indossato sopra a un abito bianco con profonda e sensuale scollatura, e ampie maniche lunghe; l'abbigliamento impreziosito da ricchi e vistosi gioielli d'oro e d'argento. La scena ambientata in un paesaggio desertico, dominato dai toni bruni della sabbia e della pietra, in cui la luce forte e violenta dissolve i contorni delle palme e delle rocce che si stagliano contro un cielo terso e azzurro. Il soggetto della Donna araba al pozzo si lega molto probabilmente ai viaggi esotici di Stefano Ussi, al Cairo nel 1869 e in Marocco nel 1875 (M. A., FUSCO, Avventure artistiche Mediterranee, per i pittori meridionali, in R. BOSSAGLIA [a cura di], Gli orientalisti italiani. Cento anni di esotismo 1830 - 1940, catalogo della mostra, Venezia 1998, p. 32). Non difficile infatti immaginare come proprio da una scena osservata in questi paesi sia nata l'idea per la tela del Museo Borgogna, realizzata con una pennellata, non priva di aderenze con il linguaggio macchiaiolo, veloce e vibrante che avvicina il dipinto pi agli schizzi e ai bozzetti a pastello, realizzati dal pittore durante i suoi viaggi, che alle opere di carattere storico eseguite con una stesura pittorica pi compatta (BOSSAGLIA, Gli orientalisti italiani cit., p. 198, nn. 60-63 [schede di Flavia Fossa Margotti]). Nonostante l'assenza di testimonianze documentarie, attraverso cui poter ricostruire l'arrivo del quadro nella raccolta Borgogna, si pu comunque ipotizzare che il collezionista l'abbia acquistato direttamente dal pittore, con il quale strinse uno stretto rapporto d'amicizia. Nella casa-museo vercellese, infatti, oltre a questa tela, era presente un cospicuo corpus di dipinti dell'artista fiorentino: un Accampamento marocchino, una replica del 1883 della Cacciata del duca d'Atene da Firenze e Bianca Capello presenta al granduca Francesco I di Toscana gli ambasciatori della repubblica veneta, in cui, nel personaggio con l'armatura, ritratto il nipote di Antonio Borgogna (C. LACCHIA, La storia del Museo, in C. LACCHIA e A. SCHIAVI [a cura di], Museo Borgogna. Storia e Collezioni, Cologno Monzese, 2001, p. 13). Oltre a queste opere vi era un acquerello rappresentate Una famiglia araba, copia di un quadro di Ussi eseguito dal suo allievo Monti, autore, infine, nel 1881 di un altro acquerello dedicato allo studio del suo maestro.

Bibliografia: A. DE GUBERNATIS (a cura di), Dizionario degli artisti italiani viventi. Pittori, scultori e architetti, Firenze 1889, p. 531; V. VIALE, Guida alle raccolte dei musei Leone e Borgogna di Vercelli, Vercelli 1934, p. 106); V. VIALE, Civico Museo Francesco Borgogna Vercelli. I dipinti, Vercelli 1969, p. 101, n. 187/1; Opere d'arte a Vercelli e nella sua provincia. Recuperi e restauri 1968-1976, catalogo della mostra (Vercelli, Museo Borgogna, giugno - settembre 1976), Torino 1976, p. 141; L. BERARDI, Il Civico Museo Borgogna Vercelli, Vercelli 1982, p. 102; L. M. GALLI MICHERO, Il Museo Borgogna a Vercelli. Guida alle Collezioni, Torino 1999, p. s.n.; A. SCHIAVI, Le collezioni del Museo, in C. LACCHIA e A. SCHIAVI (a cura di), Museo Borgogna. Storia e Collezioni, Cologno Monzese 2001, p. 42.

Esposizioni: "Opere d'arte a Vercelli e nella sua provincia. Recuperi e restauri 1968-1976", Vercelli 1976.