GIOVANNI ANTONIO BAZZI DETTO IL SODOMA
(Vercelli 1477-Siena 1549)
Sacra famiglia con angelo e san Giovannino
Tavola
inv. 1906, XX, 62
diametro 98 cm

Il dipinto, una delle opere più importanti del Museo, fu acquistato da Antonio Borgogna all’asta della raccolta di Antonio Scarpa, medico e collezionista di Motta di Livenza (TV), avvenuta a Milano nel 1895, per l’ingente somma di 11.100 lire.

L’opera recava, al momento della vendita, l’attribuzione a Cesare da Sesto ed era stata a sua volta acquistata dal medico trevigiano nel 1817. Si deve a Giovanni Morelli e a Gustavo Frizzoni il riconoscimento della paternità al pittore vercellese. Si tratta dell’unica opera dell’artista protagonista del Rinascimento italiano ancora presente a Vercelli, sua città natale, dove nel 1862 padre Luigi Bruzza ne individuò l’atto di nascita.

Dopo l’alunnato presso Martino Spanzotti, l’artista fu principalmente attivo nel senese e a Roma come evidenzia il formato dell’opera, poco diffuso in area piemontese. I dati stilistici inducono a inserire quest’opera nella fase matura della produzione dell’artista intorno al 1510-20. La composizione è incentrata su un gioco di sguardi, con il bambino che giace sulla veste della madre.

L’artista riesce a rendere in modo eccezionale l’effetto prospettico delle mani giunte della Vergine e la morbidezza degli sfumati degli incarnati subendo l’influenza della pittura leonardesca che si individua anche nell’apertura dello sfondo con un paesaggio fluviale/lacustre.

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