FRANCESCO PORZIO 
(Vercelli, 1854 – 1934)
Gamine (la monella)
1907
bronzo
136 x 63 x 31 cm
donata al Museo Borgogna dal Cav. Pietro Crosio nel 1919

La scultura di Francesco Porzio Gamine, ovvero “monella”, costituisce il punto più alto dell’attività dello scultore formatosi a Vercelli ma aggiornato sulla pittura simbolista francese e premiato con una menzione d’onore al Salon di Parigi del 1907 proprio con questa scultura.

L’opera fu esposta al Salon parigino del 1907 raccogliendo critiche favorevoli per l’interpretazione simbolista del soggetto: “una delle opere più giustamente ammirate di questa esposizione” (Buguelle in “Il risveglio italiano” 26 maggio 1907). Della scultura esistono un’altra fusione in bronzo e il modello, in gesso entrambe in collezioni private. L’opera viene esposta a Vercelli nel 1922 e ritrae la vercellese Benilde Rombelli detta “Pitardin-a”.

Più tardi lo scultore progettò di inserirla in un trittico dedicato alle età della donna insieme all’opera Jeunesse (1927, collezione privata in deposito dal 2008 al Museo Borgogna) e Petite mère (di cui esistono solo due bozzetti e una fusione in bronzo della sola testa, rintracciata in collezione privata e ora esposta in museo e che non venne mai conclusa). 

La monografia Francesco Porzio 1854-1934. Un omaggio allo scultore vercellese, curata da C. Lacchia e V. Natale (Vercelli 2016) permette di ricomporre la biografia e la produzione artistica dello scultore, autore di pregevoli monumenti pubblici, tra i quali il monumento a Garibaldi e al generale Bava a Vercelli, quello a Carlo Noè a Chivasso e il monumento ai difensori di Casale Monferrato durante l’assedio del 1849. Insieme a Ercole Villa, suo maestro all’Istituto di Belle Arti, a Luigi Sereno e ad Attilio Gartmann, suo allievo, la produzione di Porzio si impone anche nell’ambito della ritrattistica privata e soprattutto cimiteriale come documentano molti busti ritratto e gli interventi all’interno delle cappelle dei cimiteri cittadini e del territorio.

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