GIOVANNI BATTISTA VOLPONI detto lo SCALABRINO (attr.)
(Pistoia 1489-1561)
Tobiolo e l’angelo
Tempera su tavola
Inv. 1906, XVIII, 92
107 x 80,5 cm
La vicenda, riportata nel libro biblico di Tobia, narra il viaggio che Tobiolo intraprende insieme all’angelo Raffaele ed al suo cane, per recuperare un credito per conto del padre malato e divenuto cieco. Giunti al fiume Tigri, Tobiolo decide di bagnarsi, ma viene attaccato da un grosso pesce, che viene catturato. Su consiglio del suo compagno di viaggio Tobiolo ne estrae e conserva cuore, fegato e fiele. Per esorcizzare il demone di Sara, che diverrà sua sposa, vengono bruciate le viscere del pesce mentre il fiele alla fine del viaggio, ridarà la vista al vecchio padre malato. Il dipinto raffigura Tobiolo e l’angelo che, seguiti dal cane, stanno proseguendo il loro viaggio dopo aver catturato il grosso pesce nel fiume Tigri.
La tavola venne acquistata a Firenze da Antonio Borgogna che non specifica ulteriormente la provenienza. Il dipinto viene assegnato in entrambi gli inventari del 1903 e del 1906 ai “fratelli Pollaiolo di Firenze”.
Vittorio Viale nel 1934 assegna invece l’opera alla maniera giovanile di Michele Tosini detto di Ridolfo di Ghirlandaio, artista fiorentino che aderì alla corrente classica di Fra Bartolomeo e Andrea del Sarto e che in seguito si ispirò all’opera del Salviati. L’attribuzione era giustificata dalle particolarità stilistiche del disegno delle figure, dalla modalità di raffigurare gli abbondanti panneggi, le ombre e i ricercati effetti di cangiatismo.
Nella sua guida al Museo Borgogna del 1969 Viale, dopo aver ribadito l’attribuzione al Tosini, riporta l’attribuzione orale di Federico Zeri che avvicinava l’opera alla scuola pistoiese nella cerchia dello Scalabrino da Pistoia, ma con forti accenti fiorentini. Giovanni Battista Volponi detto lo Scalabrino (Pistoia 1489-1561), ebbe nella sua città natale un discreto successo a partire dal 1515, quando ricevette diverse commissioni dall’Opera di San Jacopo, confraternita religiosa votata al santo patrono di Pistoia. Le figure e i volti allungati, la dolcezza delle espressioni, e il particolare studio del paesaggio, avvicinano la nostra tavola all’opera dell’artista pistoiese.


