GIOVANNI BERNARDINO AZZOLINO (attr.)
(Cefalù 1572 – Napoli 1645)
I Novissimi.
In senso orario: Anima beata (7,4 x 7,5 cm), Anima in Purgatorio (7,1 x 7,3 cm), Un moribondo (8 x 7,8 cm), Anima dannata (8 x 7,2 cm).
Al centro: Anima al Limbo (8,4 x 5,5 cm)
Cera policroma su pannello ligneo intagliato dipinto e dorato, in cornice nera
Inv. 1906, XII, 2
pannello: 42 x 31 cm
c.c.: 80 x 49 x 11 cm
Il pannello è composto da cinque Novissimi in cera. Essi rappresentano le cose ultime che, secondo la dottrina cattolica, attendono l’uomo dopo la morte.
Venne acquistato per 660 lire dal collezionista Antonio Borgogna all’asta del Duca d’Aosta, tenutasi a Torino nel 1899, che raccoglieva le collezioni della famiglia Dal Pozzo della Cisterna. L’opera non risulta tuttavia citata né nell’inventario dei beni di Maria Vittoria da Pozzo né in quello di Amedeo di Savoia.
La maggior parte delle serie dei Novissimi in cera pervenuteci, più spesso conservate come singole figure, sono costituite da tre o quattro rilievi che includono Purgatorio, Inferno e Paradiso a cui può aggiungersi il Limbo. Raramente appare, come in questo caso, la figura del morente.
Il soggetto de i Novissimi, che rappresenta una sorta di “memento mori”, si riferisce a testi utilizzati tra Cinque e Seicento nella catechesi dell’ordine dei Gesuiti.
L’attribuzione a Salvator Rosa, riferita da Antonio Borgogna nell’inventario del 1903, collocava già correttamente l’autore in ambito napoletano. Dopo l’assegnazione alla maniera di Gaetano Zumbo (Siracusa 1646-Parigi 1701), i rilievi sono stati riportati alla mano del siciliano Giovanni Bernardino Azzolino da Andrea Daninos, curatore della mostra Cera una volta. I medici e le arti della ceroplastica (a cura di V. Conticelli e A. Daninos, Firenze, Gallerie degli Uffizi, 18 dicembre 2025-13 aprile 2026, Milano 2025, n. 58, pp. 250-251).
Azzolino, solo saltuariamente dedito alla ceroplastica, fu attivo a Napoli all’inizio del XVII secolo. La meticolosa resa dei dettagli nelle minute figure mostra la notevole qualità dei rilievi di cui sono rese espressioni, dettagli anatomici, epidermide, capigliature e panneggi, attraverso la stesura di strati di cera policroma e l’inserimento di particolari in metallo e pietre.
Grazie all’esposizione alla mostra fiorentina l’opera, che si trovava nei depositi, è stata restaurata e riallestita nelle sale del Museo Borgogna nell’aprile del 2026.



