COSTANTINO BARBELLA
(Castellamare, Chieti 1852 – Roma 1925)
“Canto d’amore”
terracotta policroma, firmato
inv. 1906, X, 29
42 x 33 x 22 cm

Il gruppo scultoreo è l’opera più nota dello scultore abruzzese, ammirata particolarmente da Gabriele D’Annunzio quando fu esposta all’Esposizione di Napoli nel 1877, e che ne decretò il successo per il giovane artista venticinquenne.

Lo scultore, formatosi all’Accademia di Belle Arti di Napoli, fu in stretto contatto con il pittore abruzzese Francesco Paolo Michetti e con Gabriele d’Annunzio che lo descrisse come “un bel ragazzone abruzzese con gli occhi nostalgici del pastore e i folti baffi del pirata”. Michetti, che insieme ad altri artisti era solito ospitare Barbella nella sua dimora, il “Convento” di Francavilla, dipinse il ritratto dell’amico scultore teatino inserendo alle sue spalle le due opere che possiamo ammirare anche nella collezione Borgogna: Canto d’amore e Canestro d’amore-Soli. Francesco Paolo Michetti, Ritratto di Costantino Barbella
Le tre fanciulle, modellate nella terracotta, avanzano su un prato, a piedi nudi e si abbracciano l’una all’altra con il volto rivolto in alto in atto di cantare. Ogni particolare delle loro vesti, dell’acconciatura e dei monili è descritto con particolare cura: le camiciole plissettate, i giacchetti trattenuti dal lacci incrociati e bottoni, le cinture, le ampie gonne con i grembiuli, i gioielli che le adornano. In evidenza sul petto della donna al centro, è esibita anche la tipica spilla abruzzese detta la “Presentosa”. Descritta anche da D’Annunzio ne Il Trionfo della morte (1894), è un gioiello tradizionale femminile, considerato il capolavoro dell’arte orafa abruzzese. Di forma tonda con dentellature intorno o a forma di stella, porta incisi al centro del medaglione due cuoricini, simbolo di una speranza d’amore che verrà o una realtà soave già provata, secondo l’interpretazione di Nicola Morlupo.

Il gesto della mano della figura di sinistra protesa all’indietro farebbe pensare alla presenza in origine di un recipiente a forma di zucca tenuto con un cordino dalla fanciulla, come vediamo nella versione più grande in marmo a Pescara.
Anche il copricapo della ragazza al centro, cosiddetto “lu sparone” annodato sulla nuca, sembra tratto dall’osservazione di personaggi di vita campestre che Barbella, interprete verista dei costumi della gente abruzzese, colse nelle lunghe passeggiate con Michetti tra i borghi d’Abruzzo. Una fusione tra le loro tecniche artistiche, secondo una peculiare definizione data dal conoscitore dell’arte abruzzese Vincenzo Bindi: “il pennello di Michetti e la stecca di Barbella si rassomigliano.”
Barbella si dedicò quasi esclusivamente alla scultura di genere in terracotta, bronzo e marmo, raffigurando temi paesani con personaggi abruzzesi e scene di vita quotidiana caratterizzate da un accurato realismo.

Sue opere sono conservate presso la Galleria d’Arte Moderna di Roma, la Pinacoteca di Chieti e al Museo di Capodimonte. Numerose sono, data la notevole fortuna incontrata, le repliche di “Canto d’Amore”, tra le quali si segnalano una versione in terracotta presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma e una in marmo nel Palazzo del Governo di Pescara.

Costantino Barbella Canto d'amore terracotta Museo Borgogna